A volte ci si sente soli, spesso incompresi, meno spesso (per fortuna) intrappolati. In quei momenti basterebbe avere accanto una collega che incrociando il tuo sguardo, al mattino, entrando in studio, non lo eluda con il pretesto della fretta o delle mille incombenze e urgenze da evadere ma che si soffermi a scrutare i tuoi occhi. Basterebbe che la nostra collega, leggendo la tristezza, la rabbia, la paura, o qualsiasi altro sentimento di disagio fosse capace di mostrarsi solidale semplicemente evitando di aggiungere altre preoccupazioni o qualsiasi ulteriore peso capace di scatenare reazioni spiacevoli. Quante volte siamo scoppiate a piangere apparentemente senza motivo per un insignificante appunto mosso da una collega o dal titolare? Quante volte abbiamo alzato la voce incuranti dello sguardo incredulo dei presenti perché incapaci di contenere oltre misura quella tensione emotiva che ci siamo portate dietro, silenziosamente, fino a quel momento? Eppure il mess...
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